Il Caravaggio, come è noto, ha dipinto una sola natura
morta (Canestro di frutta), ma il genere doveva sedurlo, se inserti
di natura morta si trovano in tante sue opere, tutte di eccezionale
qualità. E ciò è dovuto al fatto che l'artista
dipingeva con eguale impegno sia una mela che una brocca o una
figura umana. "Tanta manifattura, sosteneva, gli è
a fare un quadro buono di fiori, come di figure". Il suo
modo di procedere era basato sull'osservazione accurata delle
cose da dipingere per poterle poi trasferire sulla tela con rigorosa
precisione. Il dipinto in esame risale agli esordi della carriera
artistica del giovane lombardo e probabilmente venne eseguito
a Roma presso la bottega del famoso Cavalier d'Arpino dove egli
eseguiva composizioni di fiori e frutta con tale abilità
da conquistarsi ben presto un posto di prestigio nei circoli culturali
della città. Su uno sfondo neutro, un ragazzo, di bell'aspetto
e dai tratti dolci e armoniosi, con la testa leggermente reclinata
a destra e la bocca nell'atto di parlare, fissa lo spettatore,
mentre regge un canestro carico di succosi frutti maturi. Questo
dipinto conferma quanto abbiamo poc'anzi sostenuto: difatti la
qualità materia della figura, eseguita con raffinatezza
squisita (osservate il delicato incarnato rosa del volto), si
riscontra nella superficie vellutata dei gustosi frutti, nella
varietà delle foglie che risentono della caducità
del tempo.